APOTECA provviste alimentari, al Flaminio come a Barcellona

Essere invitati in un locale aperto solo da tre giorni senza che neanche abbia fatto un’inaugurazione e trovarlo pieno e funzionante come un orologio svizzero non mi era mai capitato. Siamo a Roma in Piazza Melozzo da Forlì, quartiere Flaminio a due passi dal Teatro Olimpico. Il locale si chiama Apoteca provviste alimentari e già dal nome di origine latina si capisce che qui si mangia come a casa e si compra come al mercato… se non meglio.

Come si entra si respira aria di cucina e di casa in un ambiente piccolo ma luminoso dove i tavoli, tutti diversi tra loro, offrono 23 posti a sedere mentre un bancone/dispensa ne aggiunge altri 9 sedendosi su comodi sgabelli (qui, lungo le sue pareti, si ospitano mieli piemontesi di Mario Bianco a marchio Apoteca, i sottoli di Agnone, sali e legumi scelti, le verdure della Bottega Barbieri).

ristorante Apoteca provviste alimentari - Roma-quartiere Flaminioristorante Apoteca provviste alimentari - Roma-quartiere Flaminio

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Le maioliche bianche e azzurre, la cucina e la dispensa a vista dove si intravedono salumi, formaggi e verdure, le luci diffuse la sera e quest’aria di vissuto mi riportano nei locali del Barrio Gotico di Barcellona dove solitamente trovo buon cibo e buon bere a prezzi dignitosi, accompagnati da gentilezza, accoglienza, qualità e semplicità.

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E proprio su queste quattro parole magiche  puntano i due soci di Apoteca, l’imprenditore Maurizio Caressa e Andrea Ballarini appassionato di cucina e di … finanza. Entrambi abitano nel quartiere ed entrambi ogni volta che si facevano la stessa domanda di “dove andiamo a mangiare?” avevano una sola risposta … “non nel quartiere”, dove l’offerta non rispecchiava i loro gusti. E allora perché non aprire un posto che rispecchi la loro idea di locale e di cucina, dove la semplicità e la qualità è servita con un sorriso e dove si trascorra del tempo a tavola piacevolmente? Ci sono voluti 4 anni per dare forma e vita a questo progetto studiato fin nei minimi particolari per trasmettere un messaggio chiaro, diretto e immediato.
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La sua realizzazione ha visto in campo le forze dello studio di architettura GAD che ha trasformato una salsamenteria storica in un locale curato fin nel minimo dettaglio riproponendo una serie di recuperi storici come alcune pareti scoperte in corso d’opera che danno ulteriore personalità al progetto o gli erogatori della birra (poi su questa apriamo un capitolo a parte) realizzati con i tubi Mannesman per l’acqua, e quelle dello studio di grafica Cavarra &Campioni che hanno realizzato menu che riproducono i vecchi frigoriferi anni ’50 (apro lo sportello e scelgo cosa c’è), le tovagliette che possono impegnare i bambini a colorare o i biglietti del locale con bilance, mannaie, cucine di casa tutto anni ’50 che fanno tanto “provviste alimentari”, centrando in pieno il messaggio semplice e diretto che vuole dare Apoteca.

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Niente orpelli neanche nell’ offerta dei piatti dove il 22enne Jacopo Olivieri bada più alla sostanza che all’ apparenza realizzando, sia per il pranzo a buffet che per la cena servita, una cucina casalinga, stagionale e con prodotti di qualità (qui c’è lo zampino del gastronomo Ivan che si è formato da Roscioli e Romeo), un’offerta semplice ma sfiziosa che vede coinvolta sia la pizzicheria che la cucina di Apoteca addolcita dalle creazioni di Federico Prodon (terzo classificato a Bake Off Italia).

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Piatti che ricordano la cucina casalinga romana con la Scacio e Pepe, la Carbonara con il guanciale stagionato o la Scartocciata in tempura con le verdure dell’orto e le polpettine di carne fritte alla perfezione (carciofo e broccolo memorabili), quella laziale con i Tagliolini del Fattore con datterini, olive taggiasche e scaglie di parmigiano, o le Fettuccine del Bosco con porcini e castagne con ottima pasta fresca. E poi i Saltarelli di nonna Laura, da una ricetta di famiglia Caressa, con dei piccolissimi saltimbocca di noce di vitella, prosciutto di Parma DOP e salvia (ottimo formato per bambini… brava la nonna!); i Tre porcellini alle mele con filetto di maiale cotto a bassa temperatura, avvolto nella pancetta, spadellato e servito con salsa alle mele e patate arrosto. Per i più foodaddict c’è il sontuoso ApotecaBurger da 180 0 250 gr di manzo con doppio Cheddar e speck di Sauris croccante o la Stratagliata da 250 gr. (sulla carne potete stare sicuri è di Rubei).

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La materia prima, accuratamente selezionata da Ivan, vede in pole position il Pata Negra di Bellota con tutta la sua selezione di salumi ricchi di acido oleico (animali liberi che mangiano ghiande) e il culatello del Podere Cadassa seguito dai formaggi italiani con un raro Castel Magno stagionato, da latte crudo vaccino prodotto nella provincia di Cuneo ottimo anche quando comincia a produrre muffe, o inglesi tra cui troviamo un ottimo erborinato Stilton Shropshire al Porto e uva di Corinto, oltre ad una serie di interessanti francesi.  Altre chicche il salmone Balik, il Loc Fyne (affumicato con il legno delle botti di whysky) e le alici del Cantabrico.

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Capitolo a parte merita la cantina dove troviamo vini italiani e francesi (anche qui c’è un’attenta selezione non commerciale, ottimo della cantina d’oltralpe Boeckel il Gewurtzraminer d’Alsace) e una serie di bottiglie di champagne dove troneggia anche un Deutz Brut MGM.

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Il capitolo birre ci apre un mondo, quello prodotte da un birrificio di Torino a marchio Apoteca e scelte personalmente da Caressa esperto della materia: 12 birre in bottiglia da collezione o da degustare alla spina in abbinamento ai piatti o in una verticale dalle molteplici sfumature. Tutte particolari e storiche (date una sbirciatina ai nomi e alle etichette e capirete), sono per tutti i gusti dai più tranquilli ai più ricercati: dalla Bikini Revolution, una Pilsner leggera e beverina, passando per una Honey Moon profumata e intrigante con note di miele, arancio e luppoli americani per arrivare alla Southern Storm dove i luppoli americani la fanno da padroni con una buona base alcolica con profumi intensi e finale amaro (roba da veri uomini) ci fanno capire che… qui non si scherza,  ricerca e qualità è una cosa seria!

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Dimenticavo un paio di cose: il costo medio di una cena è sui trenta euro…gli orari sono dalle 12.30 alle 15.00 e dalle 18.00 alle 24… una chicca architettonica è la parete a vetro di ingresso di Apoteca che nella bella stagione scompare chiudendosi a pacchetto creando un unicum con i tavoli esterni… anche questo mi piace…

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Assu Presutto ha detto:

    ottimo locale, non te lo aspetti….ti sorprende per semplicita’ e raffinatezza. Il cibo?? … presentato in modo “invitante”…. non si puo’ fare altro che ordinarlo!…il servizio impeccabile.

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