“Trippa Osteria” a Trastevere, come declinare uno storico piatto in 5 mosse e fare della buona cucina laziale

Si chiama “Trippa” questa “osteria non popolare ma dai prezzi democratici”, che ha da poco aperta in quel di  via Goffredo Mameli a Trastevere,  un posto dove il menu trasuda una verace lazialità in grado di soddisfare chi vuole mangiare “come una volta”, ma con piglio contemporaneo, trovando prodotti di qualità.

 

 

L’artefice di questo locale dove il calore, i sorrisi e l’informale accoglienza sono i valori aggiunti che ti fanno sentire a casa, è Alessandra Ruggeri, donna dalle idee chiare,  che è riuscita nel suo intento di  reinterpretazione dell’osteria romana, proponendo un ambiente più ricercato senza risultare assolutamente ingessato. Un posto esattamente come lo voleva Alessandra, un’osteria dove poter proporre almeno cinque varianti di uno dei tagli più poveri e sorprendentemente magri del bovino, accanto a tanti piatti della tradizione romana e laziale eseguiti con mano sapiente e leggera.

 

 

Sorprendente la trippa nella versione fritta e alla romana con pecorino, una vera scoperta gli “schienali” fritti e le polpette di trippa, golosi l’uovo in trippa e i ravioli di trippa, impegnativa ma molto buona la trippa in umido con i fagioli (un buon riscatto cucinare questi piatti per una donna che per tutta la sua infanzia non ha mangiato trippa e ora la cucina in modo leggero e sorprendente).

 

 

Tra gli antipasti troviamo taglieri con selezioni di formaggi laziali, come la Marzolina o il Caciofiore, e salumi regionali, ma anche Crostini con fegatini di pollo, Picchiapò, Crema di patate e baccalà mantecato, puntarelle e crostini di pane, una saporita Coratella e anche la Mozzarella in Carrozza dalla frittura invidiabile.

 

 

Tra i primi, oltre ai classici regionali come i Rigatoni con la Pajata o alla Carbonara,gli Spaghettoni Cacio e pepe o all’Amatriciana,  spiccano i primi di pasta all’uovo fatta da loro come i Maltagliati al Ragù di cortile o con il Pesto di broccoli romani, nocciole di Viterbo e pecorino romano.

 

 

 

 

I secondi ci riportano nella cucina della nonna con la Coda alla vaccinara secondo tradizione, le Cotolette di abbacchio impanate e fritte, il Coniglio in umido con pomodorini ed erbe aromatiche, il Baccalà alla trasteverina prima fritto e poi ripassato in padella con uvetta, cipolla e pinoli, con le Animelle con i carciofi e la Guanciola brasata al vino rosso con puré.

 

 

Non mancano anche specialità alla griglia come lo Scottadito e la Tagliata di Manzo, accompagnati  da Patate al forno, Cicoria Ripassata, Carciofi alla romana, e Puntarelle in salsa d’acciughe.

 

 

Infine i dolci come la Crostata ricotta e visciole, il Sampietrino, la Crema pasticcera, panna e biscotto alle mandorle, la Crema cotta con prugna e la Torta rovesciata di mele caramellate.  C’è anche la Zuppa inglese e il Tiramisù, molto casarecci con crema liquida e serviti in un bicchiere profondo, che forse ne penalizza l’aspetto e ne rende difficile la presa con il cucchiaino.

 

 

La carta dei vini vede una cinquantina di referenze laziali comprensive di etichette naturali, biologiche e biodinamiche e, come in tutte le osterie, si può ordinare anche un buon amaro artigianale e una classica birra o una  gazzosa (magari da mischiare perché birra e gazzosa era un must dell’osteria romana dei tempi andati).

Ora però c’è una cosa che non capisco: il perché tra i vini c’è un prodotto, diciamo, alternativo, una “romanella”, ovvero un “vino spumante dolce, gassificato” ottenuto mediante l’aggiunta di anidride carbonica. Un mistero perché lo si serva in un luogo di buon mangiare come questo, quando il Lazio offre ben altro in fatto di vini da dessert.

E vabbè l’ho detto, o meglio l’ho scritto, ma, in fondo, lo sanno tutti che non sono tenera… come la trippa. E poi, i gusti sono gusti?

Alla prossima cari lettori!

Qualche info:

Trippa Osteria

Via Goffredo Mameli 15

Tel. 345.6285270

Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena

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