“La Fornarina”, dove mangiare a Tivoli in un ristorante dalle due “anime”

Vi dividono solo 33 km dalla tavola de “La Fornarina“, uno dei ristoranti fuori Roma che negli ultimi tempi ha cominciato a far parlare di se. Siamo a Tivoli nel cuore della città, a due passi da Villa D’Este e da Villa Gregoriana, in uno storico palazzo medievale, l’antica residenza del Podestà, dove nove mesi fa un gruppo di amici ha deciso di rilevare un vecchio forno (da qui il nome Fornarina), e di trasformarlo in un ristorante con due anime, una gourmet e una tradizionale da ritrovare sia nei piatti della cucina che nelle loro pizze.

L’ambiente è molto piacevole e curato, e le varie salette in cui si snoda il  locale raccontano storie differenti per i diversi stili e dettagli con cui sono arredate. Ferro battuto, legno, marmo,colori decisi come il giallo ocra o il blu pavone caratterizzano i vari spazi con gusto, risultando caldi e accoglienti,mentre,  nei mesi più caldi, la bella piazzetta pedonale antistante viene arredata con ombrelloni e tavoli offrendo al suo pubblico  la versione estiva de “La Fornarina”.

Ma la vera scoperta è nella sua cucina affidata alle mani, giovani ma esperte, dello chef Simone Mancini che con equilibrio e passione realizza piatti inaspettati, sia in carta che fuori menu in base alla reperibilità dei prodotti e al suo estro del momento.

Gusti equilibrati ed abbinamenti ricercati per uno chef che ha ereditato la passione per la cucina dalle sue nonne, e che oggi si esprime con quell’ innovazione in grado di stupire i clienti. Amante dei prodotti del territorio e della cucina romana, che personalizza e reinterpreta,  Mancini ha frequentato la scuola di cucina Les chef Blanck con lo chef Sandro Masci e i corsi di pasticceria con la chef Giulia Stefannina, per poi entrare nelle cucine di molti ristoranti di lusso sul lago di Garda fino a quella di Adriano Baldassarre che gli ha permesso di sperimentare e esprimere tutta la sua creatività.

Oggi ogni suo piatto rispecchia l’ambizione di voler arrivare molto in alto (forse nell’olimpo stellato?). Prediamo ad esempio le entrè come il  Tiramisù di baccalà con crema di patate ratte e una spolverata di cacao, il  Rocher alla Picchiapò, una pallina di bollito con panatura di nocciola su salsa di menta e basilico, la Spugna di amarena che con la sua dolcezza accompagna del tenero polpo arrosto, giocano si sull’illusione alla vista di essere dei dessert, ma stupiscono all’assaggio.

Grande equilibrio per le cappesante affumicate con guanciale, servite in un tegamino tradizionale in alluminio, e accompagnate da petali di topinambur in due consistenze (chips e salsa) e da della maionese al mango. Anche qui sapidità e dolcezza trovano il giusto bilanciamento come in molti altri piatti di questo chef. Esempi sono  la Tartare di tonno fresco, con zenzero, papavero, sferificazione di prezzemolo ed estratto di cipolla rossa, o la Tartare di spada con mela marinata menta e lime, estratto di mela verde e gel di lamponi, due piatti da mangiare a mio parere con forchetta e cucchiaio per raccoglierne tutti gli elementi e amalgamare i sapori.

Stupiscono le Tagliatelle di trippa dal taglio sottilissimo che le fa risultare molto gradevole al palato e ben le fa sposare con il resto degli ingredienti più raffinati, quali sono i gamberi rosa con estratto di pomodoro a freddo e agrumi.

 

Più tradizionali le Animelle fritte alla romana con mille foglie di broccolo, cialde calda di grana e sesamo con  broccoletti ripassati, ottime e impiattate con eleganza, mentre con il Coniglio avvolto in foglie di arzilla (ovvero verza) con succo di mela e puntarelle, ci fa tornare le papille gustative a giocare con i contrasti.

Tra i primi profumato e gradevole il Risotto limone e vaniglia con granella di pistacchio, gallinella di mare e aria di limone, intensi e inaspettati gli Spaghetti alla crema di ostriche con polvere di cozze, tartufo bianco con crumble di nocciole.

I dolci tornano quasi alla tradizione con la Pera al vino con granita al vin brulè, crumble di nocciole e spuma di cioccolato, e viaggiano lontano con i finti Macarons banana e cioccolata, golosi e dal gusto importante.

Accanto a questi piatti, che fanno parte di un menu più ampio dove si trova anche della buona tradizione, ci sono le pizze dove la grande passione dei proprietari ha portato chi la prepara  ad usare prodotti locali e di eccellenza nazionale scegliendo esclusivamente pomodoro italiano bio, olio extra vergine di oliva della Sabina, mozzarella fior di latte e bufala campana dop, senza tralasciare anche la realizzazione di pizze gluten free.

Interessanti le pizze gourmet, che arrivano in versione focaccia, per poter gustare appieno gli ingredienti: tra queste  la Mortazza con mortadella tartufata, straciata, granella di pistacchi di Bronte e olio evo bio, la Calabrese con pomodoro, fior di latte, melanzane fritte a cubetti, pressemolo  e ‘Nduja, o la Fantastica con salmone affumicato, rucola, mozzarella di bufala, dadini di arancio e pepe rosa peruviano, tanto per citarne tre.

33 km non sono poi molti…

 

Qualche info:

La Fornarina

Vicolo dell’Erbe, 9, 00019 Tivoli

Tel. 0774 312786

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