Filodolio 1966-Cucina Napoletana, a Roma sostanza e storia della cucina campana

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Questa frase di gattopardiana memoria ben racconta il cambiamento di “Filodolio”, ristorante romano nel quartiere Africano, che dal 2016  ha sensibilizato la sua clientela con l’uso di extravergini tra i migliori d’Italia, dove un filo d’olio a crudo esaltava ogni piatto, dall’antipasto al dolce, seguendo la filosofia ad ogni piatto il suo olio, anche per l’aperitivo.

Oggi da “Filodolio” c’è stato un cambiamento sostanziale, dove l’idea originaria viene  affiancata da una nuova identità regionale diventando “Filodolio 1966-Cucina Napoletana”, aggiungendo al nome originario del ristorante non solo la data di nascita del proprietario  e ideatore Stefano Donaudy Mastelloni, ma soprattutto un’idea precisa di cucina. Abbandonati i precedenti toni gourmet, oggi qui si bada alla sostanza e alla storia della cucina campana, enfatizzando l’eccellenza della materia prima e segnalando l’origine degli ingredienti in ogni descrizione. Nesuno stravolgimento del locale, di suo già bello e confortevole, ma uno stravolgimento del menu che vi farà sentire a Napoli. Insomma piatti della tradizione napoletana e alcune ricette rivisitate in chiave pop dal nuovo chef partenopeo Giacomo Valeri, che  si muove con decisione e carattere intorno alle ricette del Sud Italia recuperando gli antichi sapori mediterranei e le specialità della sua terra.

Si inizia con il servizio del pranzo, dal martedì alla domenica ad eccezione del lunedì unico giorno di chiusura,  con un menu i cui piatti sono conditi con gli olii del frantoio “Madonna dell’olivo” di Serre (SA) affiancati da altri EVO rigorosamente del Sud. Un menu che spazia dagli antipasti ai dolci e che fidelizza il cliente con formule molto vantaggiose. Dalle 18.30 alle 20.30 è invece l’ora dell’aperitivo in-solito da assaporare, nella bella stagione, anche ai tavoli all’esterno del locale coperti da ombrelloni. E’ una proposta per tutte le tasche che con 7 euro propone un drink, un tris di bruschette con olio Nocellara del Belice, e delle sfiziose mignole, una sorta di tapas all’italiana. Volendo si può optare anche per copiosi taglieri di formaggi e affettati di qualità.


Con la sera l’accento campano si fa più evidente: tra gli antipasti (sostanziosi) sul podio al primo posto sale il “Puparuolo ‘mbuttunato” un bel peperone al forno ripieno di olive Verdi di Gaeta Quattrociocchi ,mollica di pane, provola e Parmigiano, estasi per gli occhi e il palato. Segue al secondo posto della mia personale classifica la Cheese cake di alici alla colatura e maionese al basilico piatto vincitore del Premio Airo – Ristoranti dell’olio 201, parimerito con  il Tortino di verza con ricotta di bufala e salame direttamente dal caseificio Costanzo di Aversa. Al terzo posto la Caponatina Cilentana servita su una frisella e il polpo con patate e olive Verdi di Gaeta.

Per i primi il proprietario ha scelto la pasta Gentile di Gragnano (un ottimo prodotto) che lo chef prepara la Genovese usando per ora i mezzi paccheri in attesa che arrivino presto le candele da spezzare a mano, con la mista un ottimo Mischiato con patate e mozzarella affumicata, con il formato lungo una ricetta all’apparenza semplice quale quella degli Spaghetti ai due pomodori. Sorprendono al palato la zuppa di vongole, ceci e scarola, e il risotto crema di friarelli, salsiccia e briciole di tarallo con riso Acquerello, un riso che si trova nelle gradi cucine dei ristoranti di tutto il mondo.

I secondi, sia di di mare che di terra, sono in carta con il Polpo alla plancia, burrata, pesto e pomodorini secchi, con lo Spezzatino di Scamone di Manzo alla Genovese, la spigola all’acqua pazza con verdure croccanti, il baccalà in olio cottura alla Belladonna, la guancia di maialino iberico con scarola liquida e cipollotto fondente, mentre, chi sta a dieta, può sempre optare per una tagliata di controfiletto di manzo con scarola alla napoletana o friarelli e pomodorini semisecchi.

Infine i dolci dove in carta è rimasta la richiestissima spuma di ricotta di bufala, granella di pistachio di Bronte con mela verde (qui un filo d’olio sopra è perfetto!), affiancata dalla torta caprese servita con panna e frutta. Un’immancabile tiramisu e la crema catalana concludono la selezione dei dolci che spero nel tempo diventino più napoletani, magari con l’arrivo di sfolgliatelle, babà o della pastiera.

 Il pasto si conclude sempre, o quasi sempre con un caffè, e visto che a Napoli il caffè è una cosa seria a fine pasto c’è una sorpresa: arriverà direttamente in  tavola la Moka fumante per recuperare il piacere del rito del caffè, per ritrovare quel ritmo di vita lento e rilassato, cadenzato dal borbottio della macchinetta
Qualche info:
Filodolio 1966 – Cucina Napoletana
Via Tripolitania 147 – 00199 Roma
Tel. 06 8621 2938
Aperto dal martedì alla domenica a pranzo e a cena
Giorno di chiusura: Lunedì

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