Eit, la contemporaneità dell’infinito

Arriva sulla scena romana eit, sovvertendo il concetto di menu e regalandoci una nuova esperienza gastronomica dove vige il quasi  totale abbandono del cliente all’estro contemporaneo e alla sapienza dello chef.

Nato dall’eleganza di Pino Cau e dalla capacità di inventare dello chef stellato Luigi Nastri (stella Michelin che si divide tra qui e Stazione di Posta), eit è il palcoscenico per rendere protagonisti gli ingredienti, le stagioni, una storia, una passione. Qui si torna alla cucina e a cucinare con trasparenza, e se protagonisti sono gli ingredienti, protagoniste sono le stagioni e le mezze stagioni, perché è difficile trovare un ingrediente con qualità costante per 4 mesi. Ed ecco che così le stagioni nella cucina di eit non sono più 4, ma diventano 8 mezze stagioni.

 

All’interno del ristorante dell’Hotel Rex eleganza, estro, ingredienti, imprudenza e trasparenza (eit) sono le parole d’ordine di questa nuova avventura fuori dagli schemi che vede Nastri in piena forma e a proprio agio con la voglia di giocare con i gusti e i sapori, navigando tra dolce, salato, amaro, acido, piccante, grasso e (il più recente) umami, e approdando a piatti eleganti e sorprendenti.

 

E se otto sono anche le materie prime rigorosamente stagionali che compaiono sul menu, da scegliere in base ai propri gusti per dare il la all’estro di Nastri, infinite sono le possibilità di creare per lui piatti, come ben rappresenta il logo dell’otto orizzontale simbolo dell’infinito. Ovviamente otto i dolci e otto i vitigni dei vini di otto diverse cantine che li accompagnano.

Si possono scegliere un ingrediente (25 euro), quattro (70 euro o 95 se abbinati), sei (90 euro, 120 se abbinati) oppure otto (110 euro, 145 se abbinati), ma sarà Nastri a decide cosa servire e in che ordine, perché con quello stesso elemento può preparare un antipasto, un primo o un secondo sovvertendone l’uscita ma seguendo sempre il filo logico del gusto per far carpire ogni piccola sfumatura di sapore.

 

Accostamenti particolari e brillanti danno vita a piatti come lo scampo e il suo brodo emulsionato con olio e limone accostato al caprino e al pomodoro verde; la lingua di vitello sottile come velo accostata a latte fermentato, crumble di pane arso, vongole pugliesi, petali di cipolla e aneto; la seppia “cacio e pepe” con spuma di rabarbaro e polvere di nero di seppia capace di essere così sottile che sembra ancora danzare nel mare; il risotto che nella sua cottura non ha visto ne olio e ne burro ma che ha tutto il sapore dell’acqua estratta dal peperone grigliato con cui si accompagna, il profumo del maccarello affumicato al fieno, la freschezza della crema allo yogurt e la sapidità della polvere di capperi (un piatto che con la seppia cacio e pepe si fanno ricordare).

 

 

La scelta della carne ricade su un manzo spagnolo di tre anni allevato stile Kobe ( e qui non capisco perché non un italiano) che potrebbe (e sottolineo potrebbe, perché qui nulla è scritto), essere lavorato come una pizzaiola con umami di pomodoro, accompagnato da lattuga marinata sottovuoto e poi condita con origano e porro bruciato.

 

 

A fine pasto dei ravioli di sottilissima pasta all’uovo, che fanno subito pensare ad un continuo sul cammino del salato, dopo il primo assaggio si possono rivelare dolci con il loro  ripieno di ricotta con accenni di arancia bagnati da un brodo di miele con sambuco e olio di Ermellina, e  quello che può ricordare qualche pezzetto di carne del brodo non è altro che cioccolato. Il risultato è il sapore di un cannolo alla siciliana, pardon di un ottimo raviolo alla siciliana.

 

E se lo scopo è quello di stupire Nastri ci riesce con eleganza e naturalezza, senza presunzione, regalando una nuova esperienza culinaria a chi si è affidato senza remore a questo chef classe ’74 che ama i testi di Fabrizio De Andrè (tanto da citarne uno sul menu), che ha il coraggio e il pregio di proporre una cucina del tutto personale che affonda le sue radici nei pranzi di famiglia in costiera amalfitana, che ha con lei un approccio minimalista ma con una chiara matrice mediterranea, con grandi influenze internazionali derivanti dai numerosi viaggi tra Giappone, Nord Europa e Stati Uniti,  e che ha ancora il piacere di sperimentare tecniche, cotture e accostamenti.

Qualche info:

eit restaurant

Via Torino 149

00184 Roma

+39 06 4815702

eit@eitroma.com

booking@eitroma.com

A cena dal martedì al sabato
dalle 19 alle 23

da settembre aperto anche  a pranzo

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