Mavi, cambia indirizzo ma non la sostanza

Osteria Mavi, in una parola… sostanza! Questa la prima cosa che mi è venuta in mente assaggiando il nuovo menu di questa osteria/bistrò/enoteca da poco trasferitasi nella location più grande di Lungotevere di Pietra Papa 201. Aperta lo scorso dicembre, a due passi della precedente che non riusciva più a contenere tutti gli aficionados e i nuovi clienti (succede quando si è bravi sia con la cucina che con la cantina), ha visto affiancarsi ai due soci/amici/fondatori Cristiano Ciaralli e Valerio Spadaro Guerra, un terzo socio, Stefano Costi arrivato ad ampliare la squadra.

Ampie vetrate con vista sul Gazometro, aria post industriale addolcita da luci basse e lampadari in cristallo, divano capitonnè e tavolini di recupero in legno, piastrelle lucide bianche e nere anni 50’, ferro nero abbinato a legno miele sia per la parete “cantina” che per il lungo bancone bar  all’entrata per questo openspace realizzato dal giovane, ma affermato, studio GAD.  Il giusto palcoscenico per, una cucina romana che ai sapori di casa, aggiunge spezie e interpretazioni internazionali accanto a quelle classiche fino all’una di notte durante la settimana e alle due nel weekend (orari adeguati alla movida romana del quartiere Ostiense).

Il menu dello Chef Mauro Briani (37 anni, esperienza stellata a Milano, viaggi in lungo e in largo tra Europa e America) promette, e mantiene,  la golosa curiosità  che si prova leggendolo, ospitando al suo interno sapori di casa con spezie del mondo, piatti vegan e veggie, fritti e burger da perdere la testa, interessanti primi e leggeri crudi, antipasti a dir poco imperdibili, ottimi dolci, anche da comporre da soli.

 Il Kebab romanesco, fatto con un morbido un pane pizza ripieno di pollo alla cacciatora e puntarelle, o il coccetto di gamberi con latte di cocco, chili e olio dendè sono antipasti che non potete perdere, come, tra i primi, i ravioli del Plin (fatti in casa) ripieni di porri e patate, spuma di parmigiano, tartare di manzo e mimosa d’uovo o Fusilloni con spigola cruda e cotta, crema di zucchine al lime, ‘nduja e semi.

Tra i secondi la suprema di pollo glassata al limone, purea di patate viola e patatas bravas alle erbe è abbondante, saporita e morbida mentre i burger sono veramente #foodporn!! Il Lobster burger sprizza ripieno da ogni suo bordo di pane fatto in casa facendoci assaporare astice con la sua maionese, insalatina di cavolo viola, avocado, pomodori, cipolla, lime e panna acida allo zenzero. Accompagnatelo senza indugio a delle chips classiche da sgranocchiare, prima, durante e dopo. Infine i dolci, che sembrano classici ma non lo sono: il tiramisù va composto, è servito su un vassoio con pavesini, savoiardi, caffettiera bollente, polvere di cacao e crema di zabaione per farlo personalizzare dall’ospite a secondo dei suoi gusti, mentre i pancakes vengono serviti con una bella palla di gelato alla panna, granella di nocciole tostate (la vera bontà di questo dolce) e salsa di lamponi.

Insomma, Mavi promette pranzi, aperitivi, cene e dopocene assolutamente sfiziosi e brunch talmente vari e interessanti da  meritare un capitolo a parte: quello del sabato è gluten free senza però rinunciare a pane e pasta nel menu ma semplicemente farli usando farine diverse, e se quello della domenica è rigorosamente in american style con bacon, burger, uova, cupcake e pancake quello del lunedì è vegano ma interessante anche per chi non lo è (come i piatti veggie che si trovano normalmente nel menu).

Dimenticavo due cose… grande cantina e bella carta dei cocktail in stile Mavi!

E poi il nome del locale, che forse ha una storia romantica, o almeno a me piace pensarlo. Mavi era il titolo di una canzone scritta da Gioacchino, il migliore amico di Cristiano e Valerio,  dedicata a Francesca, una ragazza che la nonna chiamava affettuosamente ma vie. Era la canzone suonata alla chitarra, durante le tante sere d’estate in spiaggia intorno ai falò con gli amici.

… quanto è bella giovinezza che si fugge tuttavia….

 

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