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Osteria della Parola, una storia da assaggiare

Un’osteria dove si mangia, si condivide e si racconta, in cui il gusto incontra le parole e la romanità più autentica che si esprime attraverso una cucina che non rinuncia alla tradizione, ma la trasforma in racconto, poesia e gioco. Questo lo spirito dell’Osteria della Parola, fresca apertura in Prati a Roma dove, tra tradizione gastronomica, pizza romana e una vena narrativa, propone un’idea di ospitalità in cui la cucina diventa poesia, il menu si fa racconto e ogni cliente è invitato a lasciare il proprio segno.

Nuovo progetto del gruppo di imprenditori già alla guida di Caligola Osteria Sincera e Calasol a Fregene, L’Osteria della Parola è un’osteria contemporanea dove la tradizione italiana e romana resta centrale, ma viene raccontata con un linguaggio nuovo perché  qui la cucina diventa poesia, e ogni piatto è pensato come una storia da assaggiare prima ancora che da leggere. Il menu dell’Osteria della Parola è infatti scritto “in maniera poetica”, con descrizioni che assumono la forma di testi arguti, o brevi componimenti, mettendo in chiaro fin da subito che le presentazioni dei piatti sono vere e proprie poesie. Come nel caso della carbonara, descritta in menu così “Se dici carbonara dici Roma, mangiala e del romano avrai il diploma”.

Il menu spazia dai classici alla pasta fresca, dalla pizza romana ad ottimi e vari antipasti

In carta convivono i grandi classici come Amatriciana, Carbonara, Gricia e Cacio e pepe, accanto a una proposta di buona pasta fresca e pasta all’uovo interamente fatta in casa, come il Tortello ripieno di ricotta vaccina e tartufo fresco, mantecato con burro e Parmigiano 30 mesi, o la lasagna con ragù di manzo e polpettine fritte.

E poi tra i primi la Pappardella ripiena “Tutta bella, ripiena e cicciottella”, una sfoglia all’uovo ripiena di carne mista, servita su besciamella con nocciole tostate e olio al rosmarino, e La Zozzona la Carbonara che incontra l’Amatriciana, dove ti basta una forchetta per dire, come riportato in menu, “me co*lioni (Mezzemaniche del Pastificio Cavalieri con guanciale stagionato, uova, pecorino e pepe e pomodoro)

I secondi guardano alla cucina di memoria con il Filetto ai tre burri dove “I tre burri si sciolgono che è un piacere, questo lollipop spiega cosa vuol dire godere” (Filetto alla griglia servito con burro all’erba cipollina, al tartufo e affumicato). E poi le Polpette al sugo dove in menu vengono ciatte come “Quelle al sugo della nonna non si battono, ma le nostre sono tra quelle che restano”, e il Pollo alla cacciatora o i Saltimbocca dove “Prosciutto, salvia e fettina, solo col saltimbocca fanno davvero rima”.

La cucina è affidata allo chef Giacomo Meschini (classe 1993), già protagonista delle cucine di Caligola e Calasol, mentre la parte pizza è curata dal bravo pizzaiolo Matteo Forcella, con un forno Valoriani per la pizza romana bassa e scrocchiarella.  Una pizza non pensata solo come piatto principale, ma anche come proposta da condividere, soprattutto in apertura di pasto insieme alla bella proposta di fritti rivisitati, dalla crocchetta di abbacchio e patate arrosto al bollito di manzo e julienne di zucchine, e di golosi antipasti.

Iniziamo con La Baciata “Poche cose ti fanno dire questa vita è proprio bella, una di questa è senza dubbio la baciata alla mortadella”, una golosa doppia focaccia scrocchiarella super ripiena di mortadella; proseguiamo con la Battuta della Parola  una tartare di manzo al coltello su cialda di frolla salata al Parmigiano, mousse di caprino, petalo di cipolla rossa in osmosi di aceto di lamponi, pomodorini Pachino confit e olive taggiasche, per arrivare al Pane burro e alici dove “È impossibile resistere a pane, burro e alici, come lasciarsi e dirsi: resteremo buoni amici”, uno Shokupan artigianale (un pancarrè giapponese) tostato servito con burro montato affumicato e alici di Cetara, ottimo. Infine troviamo anche il Carpaccio di Picanha, i Tacos alla cacciatora e il Carciofo alla romana perché “A Roma se dici carciofo dici amore, resiste al tempo e fa bene al cuore”. Per i più golosi c’è la Bruschettona ricotta, tartufo e lardo, ovvero “Pane caldo che canta, ricotta che accarezza, lardo che si scioglie, tartufo che comanda”.

A completare il racconto, una carta dei vini di circa 100 etichette, compresa una selezione di vini naturali e un menu di birre artigianali, anche in versioni speciali realizzate, ad esempio, con mosto di Vermentino o Cannonau. Una buona proposta pensata per dialogare con la cucina e con lo spirito conviviale del locale.

Anche gli interni parlano

Gli interni dell’Osteria della Parola, progettati dall’architetto Michela Massimi, sono uno spazio elegante e sobrio, articolato in quattro sale con colori caldi, tonalità bordeaux, legno, tovagliato bianco e luci sui tavoli che pendono dal soffitto regalando un tono molto caldo all’ambiente.

Più di una parete è pensata come un vero e proprio “muro di parole”, con piatti appesi su cui compaiono frasi e pensieri realizzati dall’artista Allegra Calligrafia, che incuriosiscono fin dall’ingresso del locale. Su ogni tavolo un’altra sorpresa attende il cliente, su ogni posto troverà un segnalibro dedicato, diverso per ciascuno, da un lato una parola, un gioco linguistico o una breve poesia, dall’altro uno spazio bianco su cui scrivere un pensiero, un ricordo o una frase personale. I segnalibri, circa cento destinati a cambiare nel tempo, sono sicuramente un dono che da pieno significato al nome di questo luogo, Osteria della Parola.

Qualche info:

Osteria della Parola

Via Ennio Quirino Visconti 52, Roma

http://www.osteriadellaparola.it

Aperto a pranzo e cena tutti i giorni

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