Milano – “Best Wine Stars 2019”, coraggio e intraprendenza della terza generazione dei produttori vinicoli

Di Cristina Mignogna

Da oggi Ramonaincucina.com sarà un blog a 4 mani grazie ad una nuova collaboratrice che ci racconterà la “sua” Milano e… anche un pò più in la. Su Roma e dintorni,  vi dovrete accontentare sempre di me!

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È una generazione strana la terza, quella a partire dagli anni ’80. Potrebbe essere definita come la generazione che sfrutta semplicemente il nome di famiglia per presentarsi sul mercato, capace solo di accattivare la clientela e sorridere alla stampa, pensando ad un unico inflazionato obiettivo, quello di competere e vincere. Invece, c’è molto di più nei giovani trentenni: è la generazione delle idee rivoluzionarie, delle scommesse ardite, dei progetti innovativi a lungo termine.

Una prova ne è stata data al “Best Wine Stars 2019”, dove hanno fatto da padrona intraprendenza e fiducia, spavalderia e coraggio. L’armonia tra quanto di storico ci possa essere nell’immagine dell’azienda vinicola e lo sguardo rivolto al futuro di chi ha studiato lontano dalla propria terra, si è percepito in ogni stand, nei racconti dei nuovi proprietari. Idee incredibili per rispolverare le vecchie cantine, nuove formule di produzione, molte a chilometro zero, tutte con un unico obiettivo, quello di enfatizzare le caratteristiche del proprio territorio, farlo conoscere attraverso uno dei mestieri più belli, romantici ma difficili di tutti i tempi, in grado di ottimizzare anche le annate non perfette.

 

Circa 100 le aziende presenti alla Rotonda della Besana di Milano, che dal 4 al 6 maggio scorso, hanno partecipato all’evento annuale organizzato da Prodes Italia in collaborazione con la sommelier e winewriter Adua Villa, durante la settimana meneghina dedicata al mondo del food and beverage, la “Milano Food City”.

Il successo della scorsa edizione ha fatto si che numerose aziende riconfermassero la loro partecipazione anche quest’anno, ma altrettante ne hanno seguito l’intuito e vi hanno preso parte. Etichette che negli anni hanno conquistato una fetta di mercato con la disciplina e il rigore di un metodo ordinario e quasi standardizzato, in quest’occasione, sono state scardinate da una nuova imprenditorialitá, contestualizzata in tutte le sue sfaccettature.

Vini imbottigliati in un tempo da record, senza mettere da parte le origini e la storia che si vuol raccontare, per la nuova gestione della Cantina Serio, per qualcuno folle e sregolata, per altri incredibilmente lungimirante e sperimentale. Solo il tempo darà le risposte.

 

Gusti che riempiono i sensi e si fanno ricordare, distinguendosi: profumo ampio, complesso e profondo come le terre di produzione, per il Manonera Primitivo di Manduria delle Cantine Lizzano; un gran perlage per Albis dell’Azienda Agricola Cobue, grintoso e tutto da scoprire come il Lago di Garda, da dove arriva; noci e mandorle tostate per Vinsanto del Chianti, prodotto dalla Fattoria Casalbosco, dolce come il miele e affascinante come Pistoia, “città di pietra incantata”. E poi il Masada, negragramaro elegante, che racchiude i profumi del mare Adriatico e la freschezza del Parco del Cillarese,  che nasce e cresce  su vecchi vigneti di oltre cinquant’anni presso la Tenuta Lu Spada, a Brindisi.

Per la Tenuta La Cá, innovativa azienda vitivinicola, espressione del talento dei fratelli Giambenini, il rinnovamento si riscontra nel nuovo prodotto presentato con un’ inedita veste grafica riuscendo a mantenere un comune denominatore, eleganza e fedeltà.  “Mettiamoci un accento sopra”, il progetto di questi ragazzi, una nuova storia che racconta un modo di lavorare rinnovato e meticoloso, e di un vino che rappresenta una scelta di vita ben precisa, puntata ai sentimenti, un progetto, in altre parole, dalle fondamenta attuali, ma proiettato al futuro. Aldo e Pietro non si tirano indietro, lo hanno dimostrano riuscendo nell’intento di enfatizzare le diversità di un podere di 15 ettari in Collina Morenica, dove i dislivelli esistenti per natura non hanno rappresentato un ostacolo, bensì la carta vincente per distinguersi. Lo studio della terra, la volontà di esprimere l’attenzione in ogni passaggio di vinificazione a cui il raccolto è sottoposto (basti pensare che l’intero processo è biologico e certificato), ha permesso che i sei vini presentati a questa edizione del Best Wine Stars, fossero diversi ma complementari e raccontassero con precisione la zona di provenienza.

 

Il Dritto, Bardolino Classico, ad esempio, è un vino dal gusto fresco, capace di trasmettere un suo personale senso attraverso la percezione di spezie sul finale; il Chieto, Chiaretto Classico, dissetante, dal sentore di frutti rossi; e poi il Cento, Bardolino Chiaretto Brut, forse il più elegante tra tutti; il Rovescio, vino ingannevole ma che rappresenta perfettamente il senso della nuova gestione, nato dall’unione di Traminer, Pinot Bianco e Pinot Grigio; il Calis, un rosso che ha tutte le capacità per andare lontano, in tutti i sensi, che si distingue per la sua corposità e presentazione, tanto che l’etichetta diversa né è la prova.

Ultimo, ma per nulla ultimo, Intuito1 che non sarebbe esisto se Aldo e Pietro non vi avessero creduto fino in fondo, nonostante l’incertezza nel raccolto. I suoli morenici, che caratterizzano parte degli ettari di questa tenuta, sono ricchi di argilla e minerali e rendono questo bianco di struttura, dall’odore forte, in pieno contrasto con la sapidità e il gusto di albicocca essiccata e di mandorla. Una contrapposizione tra olfatto e gusto che lascia supporre che la strada è quella giusta per andare lontano! Questo vino rappresenta, in altre parole, l’apripista di produzioni limitate e mai dalle stesse caratteristiche, dove le uve garganega saranno il filo conduttore.

Ed è proprio Pietro che racconta con entusiasmo questa nuova avventura, dal senso per nulla sprovveduto, ma ordinato e mirato: “Non mi prefiggo obiettivi. Vivo di soddisfazioni. E sono soddisfatto quando i miei vini, che a me piacciono molto, sono apprezzati anche dagli atri.”

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